venerdì 8 agosto 2014

11 Economia, società e civiltà a Roma



ECONOMIA, SOCIETÀ E CIVILTÀ A ROMA

L’economia nell’antica Roma era simile a quella degli altri popoli dell’Età Antica: agricoltura e allevamento erano le attività tradizionali e più diffuse.

Scena di transumanza in un rilievo del I secolo d.C.; a partire dall’epoca repubblicana la graduale riduzione dei terreni adibiti a pascolo costrinse i pastori a spostare gli animali attraverso la penisola italica alla ricerca di terre libere dallo sfruttamento agricolo

Nell’antica Roma i pascoli non erano destinati solo all’allevamento di pecore e capre, ma anche di bovini, come testimonia questo mosaico del II secolo a.C. raffigurante un pastore che suona il flauto mentre accudisce i suoi buoi

Il possesso di grandi estensioni di terra (latifondi) era l’elemento che distingueva la nobiltà senatoria e che le permetteva di avere grandi ricchezze e il potere politico. Nei propri latifondi i nobili abitavano in grandi ville, arredate, affrescate e con i pavimenti rivestiti di mosaici; o meglio, ci abitavano soprattutto d’estate, dato che nelle altre stagioni risiedevano per lo più a Roma.

La Casa dei Vettii a Pompei con il peristilio (il portico a colonne che cingeva il cortile interno delle ville romane) e l’arredo dell’epoca

Oltre ai latifondi esistevano però anche numerosi piccoli appezzamenti, sufficienti per mantenere una famiglia; nelle regioni che venivano mano a mano occupate piccole proprietà terriere venivano assegnate ai contadini, che vi andavano a vivere, facendo nascere così nuovi villaggi di cultura romana in terre non romane: in fondo, si trattava di colonie che diffondevano la civiltà latina nei nuovi territori conquistati.
Importante nella Roma antica fu anche il commercio, sia all’inizio (quando i Romani controllavano il commercio di sale attorno al Tevere), sia, ancor più, quando si formò l’impero. Si praticavano un commercio interno (ossia entro i confini imperiali), riguardante soprattutto i prodotti agricoli ed artigianali necessari alla vita quotidiana, e un prodotto estero (con i popoli che vivevano oltre i confini dell’impero): con le tribù germaniche del nord Europa, con le popolazioni africane del sud, con l’India e l’Impero Cinese, che fornivano prodotti pregiati o rari (pellicce, ambre, animali feroci per le arene, oro e pietre preziose, seta, pepe, perle , avorio).

Scena di mercato (rilievo del I secolo d.C.)

Un macellaio in un rilievo del II secolo d.C. proveniente da Ostia

Gli scambi commerciali favorirono lo sviluppo dell’artigianato (spesso specialistico, ossia una città si specializzava nella produzione di un certo bene, come Arezzo con i vasi di ceramica) e delle attività finanziarie, cioè tutte le attività legate al prestito o all’investimento del denaro.
Le ricchezze che nel corso dei secoli sono giunte a Roma hanno modificato la società romana, accentuando le differenze tra ricchi e poveri.
I più ricchi furono sempre i grandi proprietari terrieri, che inizialmente erano solo patrizi, ma poi anche plebei: potendo entrare a far parte del Senato, essi detenevano anche il potere politico.
L’espansione militare permise ai senatori di arricchirsi ulteriormente, ma offrì delle opportunità anche ad altre categorie:
- i commercianti, che ampliavano le aree in cui potevano vendere o acquistare le loro merci;
- coloro che si occupavano di attività finanziarie, in quanto trovavano nuove occasioni di investimento;
- chi riceveva l’incarico per la costruzione di opere pubbliche (acquedotti, teatri, arene, eccetera);
- chi riceveva il diritto di sfruttare le risorse dello Stato, in particolare le miniere.

Un tratto dell’acquedotto romano iniziato da Caligola nel 38 e completato da Claudio nel 52 d.C.

Bottega di un cambiavalute (metà del III secolo d.C.)

Tutti costoro, la cui ricchezza non risiedeva nelle proprietà terriere, bensì nell’accumulo di denaro, formarono una nuova classe sociale, quella dei cavalieri (o nobiltà equestre), così chiamati perché nell’esercito combattevano a cavallo; essi, però, erano esclusi dal Senato.
Il resto (contadini, negozianti, artigiani, pescatori e così via) formava la massa del popolo: in anni di crisi molti piccoli contadini erano costretti dai debiti a vendere le loro terre ai grandi proprietari e, al pari dei membri di altre categorie, diventavano proletari, termine che indica chi possiede solo la propria prole (vale a dire i figli), cioè niente, e quindi vive poveramente. Il rischio di una ribellione da parte di questa gente era sempre molto forte: per evitare rivolte, gli imperatori cominciarono ad un certo punto a offrire panem et circenses, cioè distribuivano gratuitamente del pane per sfamarsi e offrivano spettacoli nelle arene per dimenticare la propria miseria.

Il pane divenne la base dell’alimentazione dei romani, specialmente di quelli che vivevano in città. Esso veniva spesso venduti a prezzi calmierati o distribuito gratuitamente ai ceti più bassi come raffigurato in questa pittura del I secolo d.C. rinvenuta a Pompei

Il gradino più basso della società era occupato dagli schiavi, sempre più numerosi con il progredire dell’espansionismo di Roma. Le loro condizioni di vita erano diverse a seconda del lavoro che svolgevano; comunque, sia che coltivassero i campi dei latifondisti o servissero in vari modi nelle case dei ricchi, sia che venissero addestrati per combattere come gladiatori o potessero anche diventare negozianti o artigiani in proprio, erano proprietà del padrone, che poteva farne quello che voleva: venderli, percuoterli, ucciderli.
Spesso scoppiarono rivolte di schiavi, come quella di Spartaco, che occupò l’esercito nell’Italia meridionale dal 73 al 71 a.C.
A volte uno schiavo poteva essere affrancato (liberato) dal padrone, oppure poteva guadagnare abbastanza da potersi comperare la libertà: diventava così un liberto e un cittadino romano.

La cattura di uno schiavo in un rilievo di età imperiale

Schiavi impegnati in lavori agricoli (rilievo marmoreo di età imperiale)

Combattimento tra gladiatori in un mosaico di Pompei

Essere un cittadino romano era importante, perché permetteva tutta una serie di privilegi, negati a coloro che non lo erano (venivano chiamati peregrini); di solito la cittadinanza romana veniva concessa alle famiglie illustri dei popoli conquistati, o a volte anche ad intere città, come ricompensa per meriti particolari o per servizi prestati. Nel 212 d.C. l’imperatore Caracalla la estese a tutti coloro che vivevano nell’impero.
La famiglia romana aveva regole e consuetudini simili a quella greca: il matrimonio era combinato, il padre aveva un potere assoluto sulla moglie e sui figli, le donne contavano meno dei maschi.

Una madre allatta il suo bambino mentre il padre li osserva 
(particolare di un sarcofago del II secolo d.C. ritrovato a Ostia)

Coppia di coniugi (affresco dalla casa di Terentius Neo a Pompei)

Nell’arte romana ricorre spesso un’immagine come questa: il matrimonio tra due sposi suggellato da una stretta di mano (dextrarum iunctio)

Soltanto col tempo le donne ottennero una maggiore libertà: poterono uscire di casa, partecipare ai banchetti, ottenere il divorzio. Furono però sempre escluse dalla vita politica.
Anche nella vita quotidiana i Romani erano molto simili ai Greci, anzi, se nei primi secoli la civiltà greca influenzò moltissimo Roma, possiamo dire che dopo la conquista della Grecia nel II secolo a.C. la città se ellenizzò. Infatti, per fare solo qualche esempio
- la religione romana si modellò su quella greca e molti dèi latini presero le caratteristiche di quelli greci;
- la vita sociale, come accadeva in Grecia, aveva nei banchetti e nelle cerimonie religiose i suoi momenti più importanti;
- le terme (cioè i bagni pubblici) fornivano un momento d’incontro e di divertimento amatissimo;
- l’abbigliamento era composto da tuniche e mantelli, come in Grecia (unico elemento di novità la toga romana, usata dagli uomini in occasioni ufficiali);
- l’usanza di mangiare distesi si diffuse anche a Roma;
- l’amore per il teatro contagiò anche i Romani, soprattutto in età imperiale, anche se i Romani preferivano spettacoli più leggeri e, soprattutto, amavano le arene, dove assistevano a gare dei carri, combattimenti di gladiatori, esecuzione di condannati a morte o battaglie navali;
- la lingua latina si arricchì abbondantemente di lessico greco (passato poi anche nelle lingue neolatine);
- la letteratura latina si ispirò a modelli greci (pensiamo all’importanza Omero per Virgilio, o di Esopo per Fedro).
Questo non significa che la civiltà romana non abbia sviluppato delle caratteristiche nuove ed originali, anzi; nelle abitazioni, nell’abbigliamento, nelle tradizioni, nell’arte, nell’educazione dei figli, nei divertimenti, nell’esercito, nella tecnica (pensiamo agli acquedotti e alle strade romane) e in tanti altri aspetti della cultura di un popolo, i Romani costruirono qualcosa che è rimasto nel tempo e non solo come vestigia della loro grandezza passata.

Busto in marmo di Marte (II secolo d.C.); Marte era il corrispondente latino del dio greco Ares

Una schiava serve il pasto alla padrona di casa e al suo bambino accomodati su un triclinio

Mosaico con attori tragici e musici dalla Casa del Poeta Tragico di Pompei (I secolo d.C.)

Rilievo con corsa di carri nel Circo Massimo

Un partecipante a una gara tra quadrighe (mosaico dalla Villa del Casale di Piazza Armerina 320-350 d.C.)

Macchina da cantiere edile, con cui era possibile sollevare grandi pesi e rendere più efficace il lavoro, mediante una grande ruota mossa da operai posti al suo interno (rilievo della fine del I secolo d.C.)

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