giovedì 31 luglio 2014

9 La penisola italiana prima di Roma

LA PENISOLA ITALIANA PRIMA DI ROMA

La penisola italiana, a differenza della Grecia, non era abitata da un’unica popolazione, ma da tanti popoli diversi per origine, lingua, credenze ed usanze.
Le più antiche popolazioni che si stabilirono in Italia (sappiamo che erano presenti verso il 2.000 a.C.) furono i Liguri a nord, i Bruzi nel sud, i Sicani in Sicilia, i Sardi in Sardegna.
Poi, verso il 1.000 a.C., ma a ondate successive, la penisola venne invasa da popoli indoeuropei a cui diamo comunemente il nome di Italici (tra i primi ci fu quello dei Latini). Essi in parte si fusero con le popolazioni preesistenti, in parte ne presero il posto, respingendoli su ristretti territori.
Altre popolazioni arrivarono in tempi diversi in Italia: gli Etruschi, i Veneti, i Celti. Se consideriamo che verso il 1.100 a.C. i Fenici e dall’VIII secolo a.C. anche i Greci sono presenti con le loro colonie nel territorio della penisola, ne risulta una situazione piuttosto complicata, anche perché di alcuni di questi popoli sappiamo poco. Possiamo sintetizzare il popolamento dell’Italia con la cartina sottostante, che mostra le diverse popolazioni nella prima metà del I millennio a.C., prima delle migrazioni dei Celti, che ancora vivono al di là delle Alpi.



Tra le principali culture dell’Italia antica vi furono quella nuragica in Sardegna (così detta dal nome dei nuraghi, torri difensive fortificate, attorno a cui sorgevano i villaggi) e quella villanoviana nell’Italia centro-settentrionale (il suo nome deriva dalla località di Villanova, vicino a Bologna, dove sono state trovate alcune tombe.

Nuraghe di Su Nuraxi, vicino a Barumini (Provincia del Medio Campidano)




Urna cineraria a capanna della cultura villanoviana, esposta al Museo Civico Archeologico “Isidoro Falchi” di Vetulonia (Grosseto)



Ma la prima civiltà urbana in Italia fu quella degli Etruschi.


GLI ETRUSCHI

Le prime testimonianze degli Etruschi risalgono alla metà dell’VIII secolo a.C., ma probabilmente essi si erano stanziati in Italia almeno due secoli prima, provenienti forse dall’Asia Minore.
Si stanziarono in quella che viene chiamata Etruria, una vasta zona che comprendeva la Toscana, il Lazio settentrionale, parte dell’Umbria e dell’Emilia: una zona ricca, che permetteva l’agricoltura (viti e olivi soprattutto), lo sfruttamento delle foreste (per l’edilizia e le navi), l’allevamento (specialmente suino, ma anche di cavalli da corsa), la pesca (sia nel Mar Tirreno, sia nei laghi interni) e le attività estrattive, in particolare nell’Isola d’Elba, che forniva ferro in grande quantità.

Ricostruzione di un pozzo minerario etrusco, che poteva raggiungere la profondità di 100 metri

Fu grazie a queste grandi ricchezze che gli Etruschi svilupparono una produzione artigianale di altissima qualità, in concorrenza con quella greca; a sua volta l’abbondanza di manufatti spinse gli Etruschi all’attività commerciale, che li portò fino in Spagna e, secondo alcuni studiosi, persino in Inghilterra. Sta di fatto che tra VIII e VI secolo a.C. gli Etruschi dominavano il Mar Tirreno e i territori del centro Italia e la loro potenza li spinse anche fino alla Campania, dove però si scontrarono con i Greci.

Disegno raffigurante una nave mercantile etrusca e un gruppo di mercanti

Fondarono numerose città (tra cui Perugia, Volterra, Arezzo, Veio, Bologna, Mantova), ma, come i Greci, non si unirono mai in un unico stato.
La concorrenza sul Tirreno tra Etruschi e Greci li portò a scontrarsi apertamente: nel 474 a.C. i Greci di Siracusa sconfissero gli Etruschi in una battaglia navale davanti a Cuma; per gli Etruschi iniziò il declino, ma non furono i Greci a mettere fine alla loro civiltà; fu una nuova potenza, che stava conquistando tutta l’Italia: Roma.

Modellino di una nave etrusca;
fu con navi come questa che gli Etruschi affrontarono i Siracusani nel mare davanti Cuma

La civiltà etrusca crea ancora oggi alcuni problemi agli storici, anche perché la loro lingua non è stata completamente decifrata; persino sulla loro origine ci sono parecchi dubbi, poiché le parole dello storico greco Erodoto (secondo il quale essi sarebbero giunti in Italia dal Vicino Oriente) non sono del tutto credibili.
Oggi si è propensi a credere che la civiltà etrusca si sia sviluppata in Italia, ma con tutta una serie di elementi rielaborati da altri popoli, con cui gli Etruschi entrarono in contatto a causa dei loro commerci.
Così la religione etrusca era molto simile a quella greca, ma aveva anche delle caratteristiche legate ai fenomeni astronomici, che fanno pensare all’influenza della cultura mesopotamica.

Affresco raffigurante il presunto Agguato di Achille a Troilo (dalla Tomba dei tori a Tarquinia):
è una testimonianza della presenza della mitologia greca nella cultura etrusca

Il culto dei morti era fortissimo presso gli Etruschi e ciò li mette in contatto con gli Egizi: i morti venivano deposti in sarcofagi lavorati, collocati in tombe che erano delle vere e proprie stanze sotterranee, corredate da tutti gli oggetti della vita quotidiana e costruite in zone particolari dette necropoli (letteralmente, città dei morti).

La Tomba dei rilievi a Cerveteri (vicino a Roma) presenta, scolpiti a rilievo sulle pareti,
gli utensili che si potevano trovare in una casa etrusca



Scena di caccia e pesca, dalla Tomba della caccia e della pesca di Tarquinia: gli affreschi alle pareti delle tombe etrusche sono una testimonianza diretta della vita quotidiana degli Etruschi

Dai Greci gli Etruschi presero l’amore per la musica, ma lo svilupparono al massimo: la musica presso gli Etruschi non veniva eseguita soltanto durante i banchetti, le feste religiose o le operazioni militari, ma persino nel corso degli incontri di pugilato, o quando si frustavano i servi, o mentre si cucinava, o si andava a caccia (poiché si credeva che la musica attirasse gli animali nelle reti e nelle trappole).

Musici dalla Tomba dei leopardi di Tarquinia

Se, dunque, la civiltà etrusca è debitrice delle culture di altri popoli, va anche detto che essa sviluppò alcune caratteristiche del tutto autonome: per esempio negli edifici etruschi è presente un elemento architettonico – l’arco a volta – che era sconosciuto altrove.

Porta con arco a volta di Volterra

Oppure il ruolo della donna era assai diverso rispetto a quanto avveniva in Grecia: non solo le donne partecipavano ai banchetti assieme ai mariti (con grande scandalo per i Greci), non solo il loro nome compariva nelle iscrizioni funebri accanto a quello del coniuge o la loro immagine veniva scolpita nei coperchi che chiudevano i sarcofagi abbracciata a quella dello sposo, ma addirittura le donne (naturalmente solo quelle delle classi superiori) rivestivano a volte un certo ruolo politico.

Un uomo e una donna durante un banchetto (dalla Tomba della caccia e della pesca di Tarquinia)

Coperchio del cosiddetto Sarcofago degli sposi

Infine va ricordato che alcuni elementi della civiltà etrusca passarono in quella romana, per esempio l’uso dell’arco in architettura, il teatro e le corse dei carri negli spettacoli, l’arte della divinazione (ossia la pratica di prevedere il futuro leggendo e interpretando presagi di vario tipo – per esempio gli Etruschi esaminavano le viscere degli animali sacrificati) nella ritualità religiosa.

Tomba degli auguri di Tarquinia; 
i due personaggi raffigurati nella parete frontale sono stati interpretati come due àuguri, 
cioè sacerdoti che interpretavano i voleri divini, osservando il volo degli uccelli


mercoledì 30 luglio 2014

8 L'antica Grecia

L’ANTICA GRECIA

LE PRIME CIVILTÀ EUROPEE

La penisola Balcanica è la regione europea più vicina all’Asia sud-occidentale e fu quindi la prima in cui, nel VII millennio a.C., si diffusero le innovazioni del Neolitico e poi quelle dell’Età Antica che erano comparse in Egitto e in Mesopotamia.
Ciò avvenne dapprima, già nel III millennio a.C., nelle isole del Mar Egeo e in particolare nelle isole Cicladi e in quelle vicine alla costa asiatica (Rodi, per esempio), anche se le dimensioni ridotte di queste isole impedirono la formazione di vere e proprie città.
Poi, nel II millennio, nell’isola di Creta si sviluppò la civiltà minoica, la prima che si può considerare veramente urbana in Europa, in quanto l’isola è sufficientemente vasta da permettere la vita a una popolazione numerosa da poter costruirsi delle città. I Cretesi non erano di lingua greca, anzi, furono proprio i Greci che misero fine alla civiltà minoica, che si era distinta per le sue abilità nel commercio mediterraneo e per la costruzione di splendidi palazzi, in particolare nella città di Cnosso.

I resti del palazzo di Cnosso

Affresco del XVI-XV secolo raffigurante una scena di taurokatapsia dal palazzo di Cnosso
 (ora al Museo Archeologico di Iraklion)

Infine nella terraferma, dove si sviluppò la prima civiltà greca, detta anche ellenica (perché i Greci chiamavano se stessi Elleni e il loro territorio Ellade), o ancora micenea (dalla città di Micene).


A lungo le principali attività dei vari popoli che diedero vita a queste civiltà furono la pesca, l’agricoltura e l’allevamento: la pesca era favorita dalla presenza di molti porti naturali e di molti arcipelaghi, che facilitavano anche i viaggi per mare; l’agricoltura era limitata dal fatto che la regione non aveva né grandi pianure né grandi fiumi e il suolo, tranne che in ristrette aree, era poco fertile, però i Greci avevano imparato a coltivare alcune piante (come la vite e l’ulivo), da cui ricavare prodotti (vino e olio) pregiati e richiesti; l’allevamento, soprattutto di ovini, era molto praticato nelle regioni meno fertili.

Anforetta decorata con motivi marini (un polipo) da Gurnià (Creta) del XV secolo a.C., conservata al Museo Archeologico di Iraklion

Pescatore, affresco da Thera (Isole Cicladi) del XVI secolo a.C., ora al Museo Archeologico Nazionale di Atene

Un oliveto nell’isola di Creta

Un gregge nei monti del Peloponneso

Più tardi il commercio e l’artigianato divennero le attività più importanti, tanto da far diventare città come Atene, o le colonie greche di Taranto, Siracusa e Cirene i più ricchi centri commerciali del Mediterraneo.

Cratere del 730-720 a.C. con imbarcazione greca (conservato al British Museum di Londra).
Il reperto testimonia contemporaneamente l’importanza nel mondo greco del commercio (la nave)
e dell’artigianato (il vaso, oggetto di cui i Greci divennero eccellenti fabbricanti)

Verso il 1.200 a.C. la regione conobbe un lungo periodo di crisi (circa 4 secoli), ma poi si registrò una ripresa economica, demografica e culturale, favorita dalla diffusione del ferro, che permise la costruzione di migliori attrezzi agricoli per coltivare la terra e di armi più efficaci per le guerre di conquista.
Si diffuse anche un nuovo tipo di scrittura alfabetica, derivata da quella fenicia, e la crescita demografica fu tale, che la terra non era più in grado di sfamare il gran numero di abitanti. Si incrementò così, soprattutto tra VIII e VI secolo a.C., il fenomeno della colonizzazione, che già precedentemente aveva portato i Greci a vivere in luoghi lontani: colonie greche sorsero in Anatolia, lungo le coste del Mar Nero, nell’Italia meridionale (la cosiddetta Magna Grecia), nel nord Africa, persino in Francia.
La colonizzazione greca favorì la diffusione in tutti questi posti di invenzioni, abitudini e modi di vita greci, poiché le classi superiori dei popoli con cui i Greci venivano in contatto ne rimanevano affascinate e finivano con l’adottarli.

Un ostrakon con il nome di Temistocle scritto in alfabeto greco (l’ostrakon era un coccio di ceramica su cui gli ateniesi durante le assemblee politiche scrivevano il nome della persona che si voleva esiliare): si notino le vocali epsilon (E), iota (I) e omicron (O), che costituiscono la grande innovazione apportata dai Greci all’alfabeto fenicio

Resti del tempio di Era (VI secolo a.C.) a Metaponto (Basilicata)

LE CITTÀ GRECHE

I Greci costituivano un unico popolo, unito dalla stessa lingua e dalla religione, ma ogni città formava uno Stato a sé, chiamato polis, con un proprio governo e una propria moneta.
Ogni polis nacque dall'unione di più villaggi vicini, che nella maggior parte dei casi divennero delle vere e proprie città; per questo motivo noi siamo soliti tradurre il termine polis (il cui plurale è poleis) in città-stato.
Alcune di queste città-stato ebbero un governo aristocratico. A Sparta, per esempio, il potere era nelle mani degli Spartiati, ossia i discendenti degli antichi invasori, mentre tutti gli altri abitanti della città erano esclusi da ogni decisione, sia che fossero i perieci (mercanti e artigiani che godevano di libertà), sia che fossero gli iloti (agricoltori ridotti in schiavitù).

Resti del teatro di Sparta

Altre città, in cui erano numerosi i commercianti e gli artigiani, videro il potere passare al popolo; in particolare ad Atene si sviluppò la prima democrazia della storia, ossia una forma di governo in cui il popolo ha la possibilità di scegliere quali sono le decisioni che ritiene migliori per la comunità (democrazia significa letteralmente potere del popolo). In uno Stato moderno la democrazia è indiretta, ossia tutti i cittadini (purché maggiorenni e che non abbiano commesso reati che prevedono come pena la perdita del diritto di voto) esprimono le loro scelte appunto mediante il voto, cioè eleggendo chi la rappresenti. Nell’antica Atene, invece, la democrazia era diretta, il che era possibile perché il numero degli abitanti non era di milioni di persone come negli stati moderni: ad Atene tutti i cittadini liberi, di qualunque condizione sociale fossero, partecipavano ad un’assemblea durante la quale si facevano le scelte politiche del momento. Poiché le decisioni importanti non potevano essere improvvisate, ma avevano bisogno di un lavoro di preparazione, vi era un Consiglio formato da 500 cittadini estratti a sorte. Anche altre cariche pubbliche, per esempio quella di giudice, erano estratte a sorte; solo la carica di stratego (= capo militare) veniva assegnata per elezione, poiché richiedeva una grande esperienza militare.
Per garantire a tutti la possibilità di partecipare alla vita politica, ai magistrati (cioè coloro che ricoprivano cariche pubbliche) veniva dato un compenso: in questo modo anche i più poveri potevano lasciare il loro lavoro per il tempo necessario.

Disegno ricostruttivo dell’acropoli di Atene (acropoli = parta più alta della città)

Bisogna ricordare che non tutti gli abitanti di Atene erano considerati cittadini e quindi non tutti avevano il diritto di ricoprire una carica pubblica: non lo erano le donne e nemmeno i meteci, ossia coloro che erano nati da un genitore straniero, anche se residente ad Atene; ovviamente non lo erano gli schiavi, che erano piuttosto numerosi. Malgrado queste limitazioni, che a noi oggi sembrano inaccettabili, l’esperienza democratica ateniese, maturata tra VI e V secolo a.C. con personaggi come Solone, Clistene e Pericle, fu importantissima ed è il primo esempio di una forma di governo oggi predominante nel mondo.

Da sinistra: Solone, Clistene, Pericle (busti di epoche diverse)

LE GUERRE NELL’ANTICA GRECIA

La civiltà greca antica (purtroppo come qualunque civiltà) conobbe anche numerose guerre, offensive o difensive.
La più famosa, poiché narrata in due poemi epici quali l’Iliade e l’Odissea che tutto il mondo conosce, fu quella di Troia, combattuta verso il 1.200 a.C. da un esercito di Greci contro la città asiatica di Troia, per saccheggiarne le ricchezze.

Rovine della città di Troia

Ugualmente famose sono le guerre persiane combattute all’inizio del V secolo contro l’Impero Persiano, che aveva conquistato nel secolo precedente tutta l’Anatolia, comprese le colonie greche esistenti sulla costa del mar Egeo. Sia nella prima sia nella seconda guerra persiana l’esercito persiano venne sconfitto e le città greche riuscirono a difendere la propria indipendenza.

In alto soldati greci, in basso soldati persiani: i due rilievi mostrano come gli opliti greci fossero più agili e gli arcieri persiani, invece, fossero impacciati dalle lunghe vesti

Il resto del V secolo a.C. fu segnato da numerose guerre (chiamate del Peloponneso), combattute o contro Atene, che dopo le guerre persiane aveva assunto l’egemonia (= la supremazia) su altre poleis, o tra varie città greche, ognuna delle quali mirava ad affermarsi in Grecia. Inoltre scoppiarono numerose guerre all’interno di una stessa città, tra aristocratici e democratici; per questo tipo di eventi si usa il termine di “guerre civili”, poiché combattute tra cittadini (cives, con parola latina) di una stessa città.

Cartina delle guerre tra Atene e Sparta: mostra come anche le colonie della Magna Grecia fossero coinvolte nelle guerre del Peloponneso

Questa lunga sequenza di guerre combattute tra V e IV secolo a.C. finì con l’indebolire tutte le città greche, privandole di abitanti e risorse. Ne approfittò il re Filippo II di Macedonia (un regno che si trovava nella parte più settentrionale della Grecia), il quale nel 338 a.C. riuscì a sottomettere gran parte della Grecia.
Contemporaneamente anche le colonie greche in Italia meridionale persero la loro indipendenza, prima vinte dalle tribù italiche, poi sottomesse da Roma.
A Filippo II succedette il figlio Alessandro, il quale guidò un esercito alla conquista dell’Impero Persiano e, vittoria dopo vittoria, riuscì a creare un nuovo impero che comprendeva i territori compresi tra l’Anatolia e l’Egitto a ovest e il fiume Indo a est; per queste sue imprese Alessandro venne detto il Grande o Magno.


Alessandro contro Dario (mosaico del 100 circa a.C., conservato al Museo Archeologico di Napoli): Alessandro è il personaggio raffigurato a sinistra

Sull’impero da lui creato Alessandro regnò, come facevano gli imperatori persiani, da sovrano assoluto (cioè che non accetta alcuna opposizione alle sue decisioni), ma, nel tentativo di organizzare il territorio conquistato, favorì gli scambi culturali tra Grecia e Oriente, facendo nascere una nuova civiltà, detta ellenistica, che aveva delle caratteristiche originali: basta pensare al grande sviluppo che ebbero le scienze, in particolare l’astronomia, la geometria e la geografia.
Alessandro morì a soli 33 anni nel 323 a.C.; l’impero si divise in tanti stati controllati dai generali di Alessandro, spesso in guerra l’uno contro l’altro. Questi stati (detti regni ellenistici) erano governati da re assoluti, che impedivano qualsiasi partecipazione alla vita politica ai loro abitanti, considerati come sudditi e non come cittadini.

Alessandro sul suo cavallo Bucefalo (disegno di Vincenzo Gemito del 1904)

LA CIVILTÀ GRECA

La civiltà greca è alla base di gran parte della nostra civiltà attuale; essa creò la politica, l’arte, la letteratura, la scienza, la filosofia, tutte espressioni dell’essenza umana, nella sua individualità e nel suo essere comunità di persone.
Persino la religione greca, così diversa dal Cristianesimo successivo, ha improntato di sé la cultura europea medievale e moderna: basti pensare a tutte le opere (in campo artistico, letterario, musicale, cinematografico e così via) incentrate su dèi e credenze del politeismo greco o sulla mitologia da esso derivata.
Te ne presento una breve carrellata, in ordine cronologico e di vario genere:

Antonio del Pollaiolo, Apollo e Dafne, 1470-1480, Londra, National Gallery

Sandro Botticelli, Venere e Marte, 1483, Londra, National Gallery

Michelangelo, Battaglia dei Centauri, 1504-1505, Firenze, Casa Buonarroti

Lucas Cranach il Vecchio, Venere e Cupido, 1529 circa, Londra, National Gallery

Bartholomaeus Spranger, Ermes e Atena, 1585 circa, Praga, Castello, Torre Bianca

Diego Velázquez, Apollo nella fucina di Vulcano, 1630, Madrid, Prado

Rembrandt, Il ratto di Europa, 1632, Los Angeles, The J. Paul Getty Museum

Giambattista Tiepolo, Minerva trattiene Achille dall’uccidere Agamennone, 1757, Vicenza, Villa Valmarana

Una scena di una rappresentazione del 2010 dell’Idomeneo di Wolfgang Amadeus Mozart (opera composta nel 1780) al Boston Lyric Opera

Frontespizio della partitura dell’opera “Medea” di Luigi Cherubini, rappresentata per la prima volta nel 1797

Jean-Auguste-Dominique Ingres, Giove e Teti, 1810-1811, Aix-en-Provence, Musée Granet

Anthony Frederick Sandys, Medea, 1868, Birmingham, Museum and Art Gallery

Manifesto del 1908 per l’opera lirica “Elektra” di Richard Strauss

La Copertina della prima edizione (1922) dell’Ulysses di James Joyce

Manifesto del 1969 per il film “Medea” di Pier Paolo Pasolini

Locandina del film Ifigenia (1977) di Michael Cacoyannis

Locandina del film “Scontro di Titani” (1981) di Desmond Davies

Copertina di un album a fumetti (forse del 1985)

Scena dal film “Troy” (del 2004) di Wolfgang Petersen

Copertine della saga di Rick Riordan su Percy Jackson, pubblicata a partire dal 2005

La religione greca si formò nel II millennio a.C. dalla fusione di credenze dei primi Greci con altre credenze già presenti nel Mediterraneo e in particolare a Creta; più tardi entrarono nel pantheon greco anche divinità di origine orientale.
La triplice origine greca, mediterranea ed orientale si ritrova ovviamente anche nei miti greci, cioè nelle narrazioni di carattere religioso, con cui si cercava di spiegare i fenomeni naturali, o di motivare i fatti storici, o di esaltare un dio, un eroe, un popolo.
In onore dei loro dèi i Greci organizzavano feste religiose, manifestazioni sportive (tra cui le Olimpiadi) e cerimonie (tra cui gli spettacoli teatrali).

Bassorilievo con lottatori del 510 a.C. circa, conservato al Museo Archeologico Nazionale di Atene

Alla religione era strettamente legata l’architettura, dato che gli edifici principali delle poleis erano i templi; e poiché essi erano ornati da statue, rilievi, fregi e pitture, anche scultura e pittura avevano a che fare con la religione. Questo era accaduto anche nel Vicino Oriente, però i Greci seppero conferire alla loro arte un carattere originale: nella scultura, per esempio, vi era una grande attenzione nella riproduzione del corpo umano e del movimento.

Il Partenone ad Atene, costruito tra il 448 e il 432 a.C.

Particolare del fregio orientale del Partenone, con Poseidone, Apollo e Artemide (448-438 a.C.) conservato al Museo dell’Acropoli di Atene

Mirone, Discobolo, copia romana dell’originale bronzeo del 460-440 a.C., Roma, Palazzo Altemps, Museo Nazionale Romano

Nike di Samotracia, 190-180 a.C., Parigi, Musée du Louvre

Della pittura greca su legno o sulle pareti di edifici o di tombe ci è rimasto relativamente poco, mentre si sono conservati moltissimi esempi di pittura vascolare (cioè sui vasi), poiché i vasi greci erano prodotti in grande quantità ed esportati in tutto il Mediterraneo.

Lastra dipinta con un giovane che si tuffa, dalla Tomba del Tuffatore, 480-460 a.C., Paestum, Museo Archeologico Nazionale

Exekias, anfora a figure nere, particolare con Achille e Aiace che giocano a dadi, 545-530 a.C., Roma, Palazzi Vaticani, Museo Gregoriano Etrusco

Exekias, anfora a figure nere con Achille e Pentesilea, 540-530 a.C., Londra, British Museum

I Greci furono originali anche nella letteratura: le loro opere sono molto vicine al gusto moderno, tant’è che noi leggiamo ancora oggi senza difficoltà la loro poesia epica (l’Iliade e l’Odissea, comunemente attribuite ad uno stesso autore, di nome Omero, anche se sono state composte in tempi diversi), o didascalica (Esiodo), o lirica (Saffo, Anacreonte e Alceo), o la favolistica di Esopo, mentre tragedie (Eschilo, Sofocle, Euripide) e commedie (Aristofane) greche vengono continuamente riproposte a teatro.

Teatro di Epidauro, costruito verso la metà del IV secolo a.C.


Notevole fu inoltre l’interesse dei Greci per la scienza: la matematica di Pitagora e di Euclide, o la medicina di Ippocrate.
Ai Greci, infine, si deve l’invenzione della filosofia (Socrate, Platone, Aristotele sono nomi fondamentali) e della storiografia (Erodoto).

Da sinistra: Pitagora, Euclide, Ippocrate ed Erodoto, così come sono stati immaginati nei secoli

LA VITA QUOTIDIANA

La vita quotidiana in Grecia era piuttosto simile a quella dei popoli del Vicino Oriente.
Il matrimonio era combinato dai genitori degli sposi, oppure dallo sposo stesso, se era più anziano della moglie, che non aveva alcuna possibilità di scegliere il marito. Non ci si sposava per amore, ma solo per generare figli, possibilmente maschi, che assicurassero la continuità del nome della famiglia.

Scena di ratto o di matrimonio in un pinax da Locri della prima metà del V secolo a.C., conservato al Museo Archeologico Nazionale di Taranto; il fatto che la mitologia greca sia ricca di episodi di rapimenti (Zeus e Europa, o Ade e Persefone) la dice lunga sul concetto di matrimonio per i Greci

La donna non aveva alcun potere, essendo sempre soggetta ai maschi: prima il padre, poi il marito e, se rimaneva vedova, i figli.
Ogni famiglia benestante possedeva alcuni schiavi, che avevano compiti diversi: cucinare, pulire, lavare, sorvegliare l’ingresso della casa, andare al mercato, badare ai bambini. Uno dei compiti della padrona di casa era proprio quello di sorvegliare i servi.

Donna che ripone la biancheria, in un pinax da Locri della prima metà del V secolo a.C., conservato al Museo Archeologico Nazionale di Taranto

L’educazione dei figli era diversa da città a città: per esempio a Sparta era un’educazione di tipo militare, fatta di esercizi fisici finalizzati a rafforzare il corpo (anche per le femmine) e ad abituarsi a una rigida disciplina. In altre città gli esercizi fisici si accompagnavano all’apprendimento, mediante maestri privati, di una certa cultura, ma questo valeva quasi esclusivamente per i maschi. Le ragazze imparavano dalla madre a filare, tessere, preparare i pasti e badare alle spese domestiche. Erano molto rare le donne che avevano una cultura elevata.
L’alimentazione si basava prevalentemente sui cereali e sui legumi, ma tutti consumavano anche olive, formaggi di pecora e pesce; verdure, frutta e carne, essendo più costose, erano riservate alla mensa dei più ricchi. Si beveva acqua e, naturalmente, vino: essendo però il vino greco piuttosto forte, lo si allungava comunemente con l’acqua. Durante i banchetti (uno dei maggiori divertimenti per gli uomini) la consumazione del cibo precedeva la distribuzione del vino, che era il momento più importante e atteso, e che poteva durare anche fino all’alba; è facile immaginare che il simposio finisse con una generale ubriacatura.

Un servo mesce del vino da un grande cratere (dalla Tomba del Tuffatore di Paestum)

In questo piatto del IV secolo a.C. sono dipinti dei pesci: i Greci ne facevano largo uso, sotto sale, secco o fresco, accompagnandolo con una salsa a base di aglio, olive, formaggio, uova, miele e olio

L’abbigliamento era costituito per gli uomini da un telo rettangolare (chiamato chitone) , che veniva drappeggiato sul corpo e a volte fissato con un fermaglio, che lasciava scoperta una parte del corpo; soldati e persone che facevano vita attiva lo indossavano corto, gli altri lungo. La nudità maschile non era considerata vergognosa e nelle gare sportive gli atleti erano completamente nudi, così come gli schiavi che lavoravano in campagna o nelle miniere.

In questa stele funeraria (420-410 a.C.) due giovani stanno per partire per la Guerra del Peloponneso; sono abbigliati con il telo maschile, che poteva anche essere portato piegato su una spalla

In questa stele dell’oplita Ariston (510 a.C. circa) si vede il corto chitone spuntare dalla corazza che copre il busto

Atleta che lancia il giavellotto in una coppa del 500 a.C. Circa, conservata al Museo Civico Archeologico di Fiesole

In questa coppa del 575-550 a.C. (conservata al British Museum di Londra) si vedono due contadini (probabilmente schiavi) lavorare la terra completamente nudi

Anche le donne indossavano grandi teli drappeggiati sul corpo e fissati con fibbie o cuciture, ma il loro corpo era coperto fino ai piedi; era disonorevole per una donna mostrarsi nuda.
Uomini e donne restavano normalmente scalzi quand’erano in casa, mentre, quando uscivano, calzavano solitamente dei sandali annodati variamente.

In questa stele funeraria una ricca ateniese, di nome Hegesò, prende quanto le sta porgendo l’ancella in piedi: le due figure femminili sono coperte fino ai piedi dalle loro vesti

I Greci vivevano sia in villaggi (di pescatori sulla costa, di contadini all’interno), sia in città: alcune di esse, come Atene, Corinto, Efeso e Mileto, erano centri commerciali molto trafficati e la popolazione era numerosa.

Veduta dall’alto della zona archeologico di Delo (Isole Cicladi); oggi disabitata, nell’antichità Delo era una polis, che aveva il mercato di schiavi più importante dell’intera Grecia

Le case erano per lo più ad un solo piano e mai molto grandi, né molto arredate, ma naturalmente le abitazioni dei ricchi si distinguevano da quelle dei poveri.

Bassorilievo del VI secolo a.C., raffigurante l’arredamento della sala dove si mangiava: un letto in legno con il materasso, un tavolino per le vivande, una sedia con schienale e braccioli e sgabello per i piedi, un grande vaso per il vino; alla parete sono appesi un elmo e uno scudo

Nella vita sociale la differenza di censo e quella sessuale comportavano notevoli differenze: i più ricchi erano liberi dagli impegni e stavano poco in casa, preferendo muoversi per la città, informandosi sulle novità, dedicandosi alla vita politica e alla cura del corpo: frequentavano abitualmente ginnasi (= palestre) e bagni pubblici. Invece artigiani e commercianti lavoravano tutto il giorno e avevano poco tempo per la cura del corpo o per la vita politica e per questo erano spesso disprezzati dai benestanti. Anche i poveri frequentavano i bagni pubblici, ma non per chiacchierare e divertirsi, bensì solo per lavarsi, non avendo l’acqua calda in casa.

Disegno tratto dalla decorazione di un vaso, con uomini in un gymnasium

Le donne rimanevano quasi sempre tra le mura domestiche: ne uscivano per andare a prendere l’acqua alla fontana o in occasione di cerimonie pubbliche o private (matrimoni, funerali e simili). Anche in casa vivevano in stanze separate da quelle dei mariti. Non frequentavano i bagni pubblici né i banchetti privati, nemmeno se si tenevano in casa propria: per allietare gli uomini si chiamavano delle danzatrici, delle suonatrici e delle etere, cioè donne che avevano precisamente il compito di intrattenere gli uomini.

Scena di banchetto del IV secolo a.C. (Vienna, Kunsthistorisches Museum): vi si vedono 3 uomini intenti a bere e una suonatrice di flauto

Vaso a figure rosse (sec. V-IV a.C.) con una donna che balla fra due uomini, come spesso accadeva durante un simposio