L’ETÀ DELL’INTOLLERANZA
La spaccatura che si creò in
Europa tra Cattolici e Protestanti provocò in tutti gli Stati una situazione
che incoraggiò la persecuzione per motivi religiosi: dove regnavano sovrani
cattolici, i protestanti vennero perseguitati e condannati a morte, dove i
sovrano avevano aderito alla Riforma, spesso erano i cattolici a essere
perseguitati. E ovunque crebbe l’intolleranza nei confronti dei seguaci di
altre religioni, o di chi era considerato eretico, o anche di chi sosteneva la
libertà di religione.
Una condanna a morte praticata sul rogo nel 1556
LE GUERRE DI RELIGIONE
L’intolleranza religiosa sfociò
in vere e proprie guerre di religione, in particolare in Francia e in Germania.
La religione nascondeva spesso le altre cause di queste guerre, che erano
soprattutto cause politiche: nell’Impero Germanico i principi protestanti
scesero in guerra contro l’imperatore cattolico Carlo V per limitarne il potere
e conservare la propria indipendenza, confermata dalla pace di Augusta del 1555.
In Francia cause ed eventi furono
più complessi e intricati: qui un quinto della popolazione era diventata
ugonotta, ossia calvinista, ma la monarchia era cattolica. Le due diverse fedi
diventarono il pretesto per lotte di potere tra i nobili: i duchi di Guisa,
capi della fazione cattolica, e i duchi di Borbone, capi della fazione
ugonotta, si scontrarono durante gli ultimi 4 decenni del ‘500 coinvolgendo
l’intera popolazione francese. Il vero obiettivo era la conquista del trono, su
cui nella seconda metà del Cinquecento si succedettero numerosi sovrani.
Lo stemma dei duchi di Guisa (a sinistra) e dei duchi di Borbone
Nel 1559 morì in un incidente
durante un torneo il re Enrico II, della dinastia dei Valois. La moglie, la
regine di origine toscana Caterina de’ Medici, assunse la reggenza dapprima per
il figlio quindicenne Francesco II, quindi, alla morte di questo dopo un solo
anno, per l’altro figlio undicenne Carlo IX. Poiché su quest’ultimo esercitava
una forte influenza l’ammiraglio Gaspard de Coligny, un calvinista favorevole
alla riconciliazione tra cattolici e ugonotti, Caterina de’ Medici, d’accordo
con i Guisa, decise di toglierlo di mezzo.
Caterina de’ Medici
Tuttavia nell’attentato Coligny
rimase solo ferito e, affinché non fosse scoperta la responsabilità della
regina, costei decise di far uccidere tutti i capi protestanti, che si erano
riuniti a Parigi per le nozze tra Margherita di Valois, figlia della regina, e
Enrico di Navarra, della dinastia dei Borbone e capo politico degli ugonotti.
Ne conseguì, però, un massacro di dimensioni molto superiori a quelle previste
dalla regina: le milizie di Parigi, composte da bande di fanatici che avevano
in odio gli ugonotti, nella notte tra il 23 e il 24 agosto 1572 (notte di San
Bartolomeo) uccisero circa ventimila calvinisti, sorprendendoli nel sonno e
massacrandoli nelle case e per le strade, senza differenza tra uomini, donne e
bambini.
Enrico di Navarra sfuggì al
massacro; nel 1574 morì Carlo IX e nel 1589 venne assassinato il suo successore
Enrico III, che non aveva eredi. Enrico di Navarra si trovò così ad essere
l’erede al trono, sebbene non fosse ben accetto dalla parte cattolica dei
potenti di Francia; venne incoronato re solo nel 1593, dopo aver solennemente
abiurato al protestantesimo (cosa che egli fece per ben sei volte, sempre a
seconda delle convenienze) e in quell’occasione sembra che abbia detto la
celebre frase: «Parigi val bene una messa».
Enrico di Navarra come re di
Francia prese il nome di Enrico IV e fu il capostipite della dinastia dei
Borbone di Francia.
Si deve a lui la firma nel 1598
dell’editto di Nantes, che pose fine alle guerre di religione in Francia.
L’editto non garantiva l’effettiva parità tra cattolici e calvinisti, in quanto
la religione romana, praticata a corte, era considerata comunque quella
ufficiale, mentre il calvinismo era solamente tollerato. Però il pluralismo
religioso venne ammesso su buona parte del territorio francese, eccetto Parigi
e le città murate: gli ugonotti ottennero il controllo di un centinaio di
piazzeforti e si videro riconosciuti (come gli altri sudditi) il diritto di accedere
all’istruzione, di usufruire della pubblica assistenza, di esercitare
liberamente qualsiasi professione e di avere incarichi pubblici, purché si
mostrassero leali e meritevoli.
Le guerre di religione in
Francia, oltre ai morti, ebbero almeno due conseguenze importanti. Da una parte
l’indebolimento della corona, a favore sia di Stati stranieri che intervennero
pesantemente nelle faccende francesi (in particolare Inghilterra, Spagna,
Germania e Svizzera), sia dei grandi signori francesi animati da un forte
desiderio di indipendenza.
Dall’altra un fortissimo
indebitamento della Francia, che fu costretta a ricorrere a prestiti inglesi,
tedeschi e svizzeri. Solo dopo l’editto di Nantes la situazione cominciò a
migliorare.
Parigi assediata durante le guerre di religione
(miniatura del XVI
secolo dalle Memorie di P. de
Commynes)
L’INTOLLERANZA CONTRO GLI ERETICI
Protestanti e cattolici, nel loro
furore morale e nel reciproco timore di essere sopraffatti, si scagliarono anche
contro chi, pur essendo della stessa confessione, manifestava pensieri e
comportamenti difformi da quella che era considerata la norma, cioè coloro che
erano considerati eretici.
Ne fecero le spese persino alcuni
cardinali che durante il Concilio di Trento avevano sostenuto apertamente idee
come quelle di Erasmo da Rotterdam: costui era un umanista olandese, che i
riformatori luterani avevano in parte considerato un loro ispiratore, sebbene
egli non sostenesse mai la loro riforma. Nel 1511 aveva pubblicato un libro,
intitolato Elogio della Follia, nel
quale affermava che le azioni degli uomini, in particolare di re, principi e
papi, erano ispirate dalla Follia e li esortava, soprattutto gli uomini di
Chiesa, a rinnovarsi, liberandosi di superstizioni, ipocrisie, rituali privi di
significato per ritornare alla tolleranza, alla carità, all’amore, cioè al
genuino messaggio di Cristo.
Ritratto di Erasmo da Rotterdam di Quentyn Metsys (1517) e un disegno di
Hans Holbein il giovane per la prima edizione dell’Elogio della Follia (1515)
Eretico fu giudicato anche il
filosofo e letterato Giordano Bruno, un domenicano autore di libri di argomento
scientifico, magico e religioso, nonché di una commedia. Egli continuò ad
essere accusato di eresia dai Domenicani, anche dopo aver abbandonato l’ordine
e aver soggiornato a lungo a Parigi, in Germania, a Venezia. Il Sant’Uffizio
riuscì sempre a raggiungerlo, a farlo cacciare dai paesi che lo ospitavano e
infine, dopo numerosi processi, lo fece bruciare sul rogo il 17 febbraio 1600
sulla piazza di Campo dei Fiori a Roma, che ricorda ancora con un monumento
questo martire di un’epoca intollerante.
LA STREGONERIA
Particolarmente numerose furono
le vittime tra coloro che erano considerati appartenenti al mondo della
stregoneria. Si trattava di uomini e soprattutto di donne che si credeva dotati
di poteri magici, con i quali sapevano guarire persone e animali, ma anche
provocare malattie, prevedere il futuro, assicurare ricchezze.
Si trattava in realtà di credenze
pagane, retaggio di idee maturate addirittura nel mondo classico. Nel XIII
secolo il teologo domenicano Tommaso d’Aquino aveva detto che streghe e
stregoni avevano ricevuto il loro potere dal diavolo in persona, con cui si
incontravano durante i sabba (o tregende). Il sabba delle streghe venne
descritto per la prima volta nel 1250 dall’inquisitore domenicano Stefano di
Borbone, secondo cui esso era un raduno notturno di adoratori del demonio, che
avveniva in determinati giorni e luoghi, di solito dove anticamente si
celebravano riti pagani, durante i quali i partecipanti abiuravano la fede
cristiana, si abbandonavano a danze sfrenate, a banchetti a base di carne umana
e ad atti sessuali con Satana, rappresentato di solito sotto forma di caprone.
Un sabba in un’illustrazione di inizio ‘600 di Francesco Maria Guaccio,
dal libro “Compendium Maleficarum”
Le persone sospettate di
appartenere alla stregoneria, spesso senza prove, venivano torturate, costrette
a confessare e infine condannate a morire sul rogo; persecuzioni e processi
erano organizzati non solo da inquisitori ecclesiastici, ma anche da magistrati
laici.
In tutta Europa, in quella
cattolica e ancor più in quella protestante, migliaia di persone, soprattutto
donne, finirono sul rogo, in particolare tra il 1434 e il 1447 e, soprattutto,
tra il 1580 e il 1650. non mancarono voci in aperto dissenso con le
persecuzioni, come quella di Johannes Wierus, che nel 1563 negava l’esistenza
delle streghe, ritenendo che fossero delle minorate mentali, in preda a folli,
quanto incolpevoli, deliri. Ciò nonostante solo verso la fine del Seicento il
delitto di stregoneria venne cancellato dalla maggior parte dei codici europei.
L’INTOLLERANZA CONTRO EBREI E
MUSULMANI
L’intolleranza, all’inizio
dell’Età Moderna, si estese anche contro i seguaci di altre religioni.
Gli ebrei, che venivano accusati
dei crimini più infami, spesso erano attaccati e uccisi da gruppi di fanatici.
Molti furono costretti a convertirsi e diversi re europei decisero di
espellerli dai loro stati (la Spagna lo fece nel 1494, il Portogallo nel 1497,
il Regno di Napoli nel 1539). Gli ebrei si diressero nell’Italia
centro-settentrionale, nell’Europa orientale, in particolare in Polonia, e nei
paesi musulmani dell’Africa e dell’Asia. In altri stati essi furono costretti a
risiedere nei ghetti, quartieri riservati a loro, come accadde a Venezia nel
1516 e a Roma nel 1555. La parola ghetto ha origine proprio dal quartiere
ebraico di Venezia.
Anche i musulmani di Spagna
(detti moriscos) subirono una conversione forzata e vennero posti sotto il
controllo dell’Inquisizione; chi non voleva convertirsi, doveva abbandonare il
paese. In seguito furono accusati di eresia e definitivamente scacciati dalla
Spagna, senza neppure poter portare con sé i propri beni (1609-1611).
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