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venerdì 19 settembre 2014

19 Il feudalesimo



IL FEUDALESIMO

Nell’Impero Germanico e nei regni che nacquero in Europa nell’Alto Medioevo imperatore e re avevano bisogno dell’appoggio dei nobili e dei cavalieri al loro servizio, per conquistare il trono e per difenderlo da avversari e nemici. Per ricompensare i nobili che li aiutavano e per ottenere l’appoggio della Chiesa, re e imperatori distribuivano dei territori in feudo (in latino si diceva beneficium) a nobili (feudi laici), ma anche a vescovi e monasteri (feudi ecclesiastici). La concessione del feudo avveniva attraverso una cerimonia chiamata investitura, con cui il re trasferiva una parte dei suoi poteri sul territorio al feudatario (cioè colui che aveva ricevuto il feudo), il quale diventava vassallo del sovrano: il vassallo era un uomo libero che accettava di sottomettersi ad un altro riconosciuto come signore.
Il feudatario doveva giurare di rimanere fedele al suo signore, che gli aveva concesso il feudo, e di aiutarlo, soprattutto in guerra.
Questo sistema basato sulla suddivisione di un territorio in feudi, concessi dal signore del territorio a vassalli a lui sottomessi, si chiama feudalesimo: alla fine dell’Alto Medioevo si era esteso a tutta l’Europa e rimase in vigore per tutto il Basso Medioevo (XI-XV secolo) e anche oltre.

Un cavaliere fa atto di sottomissione al sovrano in un manoscritto del XV secolo

Alla morte del vassallo, i feudi laici avrebbero dovuto ritornare al sovrano che li aveva concessi, ma i nobili chiedevano di poterli lasciare in eredità al figlio maschio primogenito. I re non potevano opporsi, perché se avessero cercato di riprendersi i feudi, avrebbero potuto essere deposti (privati del trono) dai nobili; accadde persino al figlio di Carlo Magno, Ludovico il Pio (833). Per questo, già nel IX secolo il re dei Franchi nonché imperatore carolingio Carlo il Calvo dovette riconoscere l’ereditarietà dei feudi maggiori (capitolare di Quierzy, 877), cioè accettare che i feudi assegnati direttamente dall’imperatore venissero trasmessi in eredità al figlio del feudatario morto.
Ogni feudatario aveva bisogno dell’appoggio di altri nobili e di cavalieri che lo aiutassero in guerra, perciò spesso i feudatari assegnavano parti del proprio feudo ad altri nobili, che prendevano il nome di valvassori: all’interno dei feudi concessi dal re o imperatore (feudi maggiori), si crearono così dei feudi minori. A volte, soprattutto se il feudo era molto esteso, anche i valvassori potevano assegnarne una parte ad un altro nobile a lui sottomesso, che prendeva il nome di valvassino.
Tutto questo fa sì che per rappresentare i legami tra nobili del feudalesimo si usi l’immagine della piramide: in cima c’è il sovrano, che è unico; sotto di lui i vassalli, poco numerosi; poi i valvassori, che erano in numero maggiore; al fondo i valvassini, che erano i più numerosi.

Una ipotetica piramide dei rapporti di vassallaggio nella società feudale

In realtà la rete dei rapporti feudali era molto più complessa. Moltissimi feudatari infatti non possedevano un unico feudo: accanto al dominio feudale ereditario, un feudatario poteva ottenere l’investitura di altri feudi, magari come ricompensa per i servizi prestati al suo o a un altro signore; oppure acquisiva nuovi feudi in eredità da un ramo della famiglia che scompariva per mancanza di eredi, o ancora attraverso il matrimonio, se la moglie portava in dote uno o più territori; infine poteva conquistare un feudo con la guerra, sconfiggendone il feudatario.
I feudi di un vassallo avevano quindi origini diverse e uno stesso feudatario poteva essere vassallo di un sovrano e valvassore o valvassino di altri feudatari, non necessariamente dipendenti dallo stesso sovrano. Ad esempio gli stessi re d’Inghilterra furono a lungo vassalli dei re di Francia per i loro possessi in Normandia e in Aquitania, ma ovviamente il loro dominio in Inghilterra (conquistata per propria iniziativa) non dipendeva dal re di Francia. Se, come avvenne spesso in Francia, un feudatario era vassallo di due sovrani rivali (ad esempio del re di Francia, ma anche del re d’Inghilterra, in quanto duca di Normandia), in caso di guerra tra i due sovrani, egli non poteva certo garantire fedeltà ad entrambi.

Atto di omaggio e altri rituali fra un sovrano e un vassallo in un codice sassone dell’inizio del XIV secolo

Nel 1037 l’imperatore Corrado II rese ereditari anche i feudi minori (Constitutio de feudis): in questo modo egli limitò il potere dei feudatari maggiori e ottenne l’appoggio dei feudatari minori.
Solo i feudi vescovili (assegnati a un vescovo) ritornavano al re o imperatore alla morte del vescovo, che non poteva avere figli legittimi: quindi il re o l’imperatore poteva nominare vescovo un altro uomo di sua fiducia, a cui affidare il feudo.
Invece i feudi monastici (assegnati a un monastero) sfuggivano per sempre all’autorità del re o dell’imperatore, poiché erano concessi non a una singola persona (che avesse o non avesse degli eredi), ma a un ordine monastico.
Nel mondo feudale l’economia che vi veniva praticata era piuttosto particolare: in ogni feudo veniva prodotto tutto quanto era necessario alla vita quotidiana. Il lavoro dei contadini e dei pastori forniva il cibo e altri prodotti utili, come la lana, il cuoio e le sostanze usate per tingere i tessuti; gli artigiani, che vivevano presso l’abitazione del signore, producevano gli strumenti per i lavori agricoli, i mezzi di trasporto, i mobili e le armi.

Un fabbro, particolare dal Mese di Febbraio nel ciclo di affreschi del castello del Buonconsiglio di Trento (fine del XIV secolo)

Fino al X secolo il commercio rimase poco diffuso. Veniva commerciato il sale, perché era essenziale per la conservazione dei cibi, ed esisteva un ridotto commercio di prodotti di lusso per i nobili.
Queste caratteristiche (autosufficienza e scarsità di contatti con altri territori) spiegano il fatto che l’economia feudale viene definita economia chiusa.
All’interno del feudo tutto apparteneva al signore: terre, pozzi, ponti, forno, boschi, animali selvatici. Per utilizzare un ponte, raccogliere la legna nei boschi, far cuocere il pane o macinare il grano i contadini dovevano pagare.
Il feudo comprendeva parti diverse: la parte padronale (pars dominica), dove sorgeva l’abitazione del signore feudale, era coltivata dai servi del signore e dai contadini del feudo e il raccolto andava interamente al feudatario. La parte dei coloni (pars massaricia o colonica) comprendeva quelle terre che il feudatario assegnava ai contadini, che le coltivavano e ne ricavavano il necessario per vivere e per versare al signore i tributi imposti.
C’erano infine delle terre comuni che non venivano coltivate, bensì erano utilizzate per il pascolo; le foreste coprivano vastissime estensioni ed erano importanti sia per il pascolo dei maiali, sia per la selvaggina, sia per il legname. La presenza di queste vaste aree coperte da boschi fa sì che il mondo feudale fosse chiuso non solo dal punto di vista economico, ma anche da quello sociale: per la massa dei contadini la vita si svolgeva tutta all’interno del feudo ed erano quasi inesistenti le possibilità di uscire dal proprio villaggio e conoscere un’altra parte di mondo. Del resto è proprio nel Medioevo che nascono le fiabe, quei racconti in cui l’allontanamento del protagonista dal proprio villaggio comporta spesso l’attraversamento di foreste popolate da lupi cattivi, fate, streghe, orchi ed altri esseri paurosi.

Ancora alla fine del XIV secolo (l’epoca a cui risale questo affresco dal Castello del Buonconsiglio di Trento) le campagne erano circondate da boschi, importantissimi per i frutti e gli animali che offrivano all’alimentazione umana

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